Simple italian words
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Paludi

Queste giornate, simili e indefinite, hanno il sapore di un ricordo. E perdendomi fra i giorni di clausura, a catalizzare un tempo anormale, sregolato, insolito, sono solo le notizie del virus. Intorno ad esse, e nello specifico al famigerato aggiornamento delle 18 programmato dalla Protezione Civile, ruotano intere esistenze, secondi che si perdono in secoli. Ma neanche questo flusso informativo è così forte, così netto da poter dar ordine al carnevale insolito che ci è piombato addosso. È più come un tracciato, come un sentiero sbiadito che possiamo seguire senza sapere se mai ci porterà da qualche parte; un limite deve pur esserci, ma chi dice che sia proprio la fine della palude?

Uno dei mille pensieri in cui perdersi può riguardare il chiedersi cosa ci sarà dopo. Quel sottile tracciato del reale ci riporterà alla normalità tanto attesa, sulle strade della vita che abbiamo interrotto? E se la realtà del risveglio ci mostrasse come l'anestesia collettiva non fosse quella in cui siamo immersi, ma quella dalla quale i recenti fatti ci hanno allontanati? In realtà, qualsiasi proposta che il mio spirito faccia sembra naufragare, inconsistente ed evanescente.

Forse proprio questo è il punto: vincere il languore seducente di questo sogno stanco; resistere alle domande che non pretendono risposte, che chiedono solo di essere espresse per riempire vuoti di pensiero.


#8159

Ritrattare il mio silenzio

Questo è un mea culpa. Da sempre ho considerato manifestazioni e scioperi come burattinate utili solo alle vanità degli organizzatori, dove le calche fanno numero per il beneficio di cause importanti sino all'indomani. Pur ritenendomi di sinistra, non ho mai voluto mischiarmi agli strepitii di una sinistra studentesca che sa essere vuota e stucchevole. Stasera, tuttavia, dopo lunghe riflessioni, mi sono ritrovato in Piazza Castello. Fra i palazzi barocchi c'era una strana carica, una indefinibile aspettativa per un non so che da costruire, da sentire. C'era, soprattutto, un forte senso dell'altro: senza più ansie sconosciuti si parlavano, scambiavano doni, cantavano insieme.

In questo strano miscuglio mi son reso conto di aver partecipato ad un qualcosa di più grande di me, e di aver sbagliato a lungo. Eccomi qui a ritrattare. Oggi ho scoperto che manifestare può esser molto più di quel che pensavo, vuol dire farsi vedere, diventare corpo, tangibile e numerabile, del proprio pensiero. Significa dare peso - e quindi rilievo - a sé stessi. Troppo a lungo ho taciuto e rinunciato alla presenza; e facendolo ho accettato che tutto ciò che ritenevo sbagliato potesse avvenire, quasi rassegnato. 

Oggi ho capito di essermi sempre nascosto in un silenzio inevitabilmente complice. Ma, mentre acquisivo questa consapevolezza, partecipavo ad una creatura di ordine superiore, animavo, nel mio piccolo, qualcosa di più grande. Chiedevo a gran voce, con l'autorità della presenza e di chi si mostra nelle sue vulnerabilità, rispetto per l'umanità di ognuno, diritto ad una corretta informazione, tutela per quell'ineffabile comune che proprio lì, nel momento della mia conversione, sentivo e vedevo. Non basta un giorno per rimediare all'ignavia di una vita, ma oggi ho compiuto un primo passo.


#8159 #600sardinetorino




Incipit: Objects in mirror are closer than they appear

Da piccolo viaggiavo spesso in macchina, percorrendo una strada che sembrava non accorciarsi mai. Con la testa abbandonata sul margine del finestrino leggevo quel motto che non comprendevo; lo ripetevo nella mia mente fanciulla, scandivo il suono straniero: OBGECT-IN-MIRROR-ARE-CLOSER-TAN-TEI-APPÈAR.

Quelle parole s'imprimevano su un mondo che guardavo di riflesso, mentre si piegava e confondeva, sfuggendo come una linea indistinta. Settimana dopo settimana quelle parole inevitabili coprivano ogni percorso alternativo, ogni uscita, ogni cenno d'autista.

Un giorno, però, la macchina si è fermata, improvvisamente la strada si accorciava, fino ad interrompersi. Capii allora il significato di quella profezia: quel mondo visto sempre un secondo troppo tardi, lontano e inconsistente, ora mi piombava addosso, più vicino di quanto pensassi.


#8159