Io, il soccombente

Non pensavo d'essere così legato al Soccombente di Thomas Bernhard.
Ci riflettevo poche ore fa: soffro il talento altrui, soffro il non riuscire a "essere". Soffro nel non stare al passo coi successi altrui. Nello specifico: idolatro qualcuno per il suo talento, che è il talento che vorrei "essere" io. Ma arrivo fino a un certo punto, oltre non posso andare, non ne ho i mezzi, le capacità. Quel qualcuno, intanto, prosegue sulla sua strada, meritando piccoli e grandi successi, mentre io resto al palo.
Lui conduce la vita che (forse?) vorrei condurre io, almeno per una certa facilità nel passare sugli eventi.
Non è invidia, almeno non nel senso comune.
Io sono lo Scarto, il Soccombente.
Come Wertheimer, dovrei decidere per il "gesto estremo". Ma, codardo, sono qui a scriverne.
Il soccombente non può arrivare che fino ad un certo punto, non accetta la sconfitta. Quella che per lui è una sconfitta.
La corda lo chiama.


You'll only receive email when they publish something new.

More from Dies Irae
All posts