(21) Il diritto di vivere dignitosamente

L'avevo già scritto e non l'ho certo scoperto io che l'automazione sta alimentando la necessità di garantire un reddito a tutti indipendentemente dallo stato di occupazione. Se da un lato è plausibile che le tecnologie porteranno alla formazione di nuove professionalità e quindi nuovi posti di lavoro; dall'altro c'è da affrontare una lunga transizione nel corso della quale intere generazioni rischiano di essere tagliate fuori e non avere abbastanza risorse per poter vivere dignitosamente.
In diversi luoghi del mondo si moltiplicano gli esperimenti. Ad alcune centinaia o migliaia di cittadini, disoccupati o bisognosi, viene dato un reddito base di 500 o 1000 dollari al mese per qualche tempo. I risultati sembrerebbero incoraggianti perché i beneficiari dichiarano di vivere con maggiore serenità - banalmente possono pagare le bollette - e di aver più tempo e calma per cercare o migliorare la preparazione professionale, la cura di se stessi ed i rapporti con gli altri. Sembrerebbe quindi irrealistica l'ipotesi che avere un reddito fisso ci possa far diventare tutti dei 'parassiti'.
Il problema è che il finanziamento di un reddito universale è di per se insostenibile a livello statale, perché presuppone un sistema di tassazione spaventoso. E allora? Beh la soluzione non è poi cosi complicata. Colossi come Google, Facebook ed Apple guadagnano ben più di diversi Stati messi insieme. La loro capacità tecnologica, organizzativa ed economica è così sconfinata da potersi permettere questo ed altro. Ecco che il primo ricco sfondato a farsi avanti concretamente è il Sig. Twitter, ovvero Jack Dorsey, che ha iniziato a finanziare cittadine e progetti legati al reddito universale o di garanzia. Nel mercato globale, questo sembrerebbe l'unica arma contro la povertà e disuguaglianza. Noi non vedremo la fine di questo lungo e tortuoso processo, ma qualcuno doveva pur iniziare.

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