La scrittura putrefatta

Da qualche settimana mi è tornata la mania dello scrivere. Dacché avevo abbandonato del tutto, insoddisfatto, frustrato, ora scrivo con impeto.
Capiamoci, negli anni scorsi ho scritto e pubblicato, ma la scrittura non era una priorità, lo facevo con timore, paura, pensando che avrei potuto smettere da un momento all'altro e non avere delusioni. Da qualche settimana, qualche mese, non passa giorno senza che scriva qualcosa, una frase, un appunto, un pensiero, bozze di storie a venire, riflessioni di filosofie decomposte.

Più scrivo, più mi sento putreffato. È la mia natura: scrivere mentre i miei tessuti marcisono, le cellule sono morte, i gas fermentano.

Da sempre viviamo un mondo di terrori e abomini, dunque non dovremmo esprimere le nostre contraddizioni di umani civilizzati e imborghesiti?
Ogni espressione umana ha bisogno d'essere espulsa per alleviare il dolore.
Preferisco scrivere dei (miei) massimi sistemi di piccolo borghese piuttosto che sputare veleno in faccia alla gente. Vorrei farlo, vorrei urlare contro molti, ma la soddisfazione d'inquinare la mia piccolissima porzione di mondo con i miei scritti mi ripaga in modo soddisfacente. Perché dovrei smettere?

Vanno in giro, viaggiano, concerti, il mare, rilassati sulla spiaggia, potevi venire con noi invece di stare da solo, quando torniamo al lavoro cosa racconti della tua estate, che ti sei chiuso in casa, nel paesello, con questo caldo, a non far nulla? Mentre la gente viaggia!

Sono uno snob, un vanitoso, un narcisista, e voglio stare da solo in compagnia dei miei libri.
Voi non cercate me, io non cercherò voi.


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