Filippo Albertin

Classe 1975, sono un professionista con due formazioni (apparentemente) lontane: artistica e musicale da un lato, manageriale ed economica dall'altro. Nel mezzo sono un crypto coach, entusiasta di blockchain, ma anche di pensiero visuale e creatività. Collaboro come docente e consulente freelance con svariati soggetti, tra cui soprattutto il Bitcoin Veneto Center. Abito a Vicenza, con una moglie e una gatta.

Il Caso Musk-Mastodon e il Paradosso della Decentralizzazione

Il problema sostanziale dei social network a base decentralizzata è che di fatto sussiste un'implicita barriera all'entrata che ne impedisce la logica e consequenziale diffusione. Definisco logico e consequenziale questo potenziale processo per ragioni molto concrete. Un esempio molto banale è costituito dal recente avvento di Elon Musk alla guida di Twitter, che ha infatti prodotto un vero e proprio esodo di massa quasi esclusivamente verso Mastodon, piattaforma certamente molto più libera, in quanto non controllata da un unico centro di comando e moderazione, ma ben lontana dalla decentralizzazione pura e dai suoi vantaggi.

Ora, rispetto a Twitter Mastodon è un'ottima alternativa in quanto tale. Ma di cosa si tratta? Di uno strumento effettivamente e intrinsecamente diverso da Twitter? Oppure di una sua variante utilizzata in modalità, quella sì, alternativa?

La seconda risposta è quella esatta. Mastodon altro non è che un software che permette il dialogo tra "nodi" del tutto autonomi, che si chiamano istanze. Non esiste un padrone, ma tanti minuscoli padroni che governano le altrettanto minuscole istanze, ciascuna con le sue regole. Ovvero, con i suoi dittatori.

Come mai la gente in questione non è migrata verso piattaforme come Sigle o Diamond, dove la censura non esiste in quanto tecnicamente impossibile?

La risposta a questo apparente paradosso per me è banale: o la gente non conosce questi servizi alternativi, o non li sa usare, oppure entrambe le cose.

Considerando che la decentralizzazione spinta viaggia tutta su blockchain, ossia su quella tecnologia che veicola le cryptomonete e gli NFT, c'è poco da fare, visto che l'utilizzo di questi strumenti non può prescindere da una minima formazione di base.

Di contro, oggi le piattaforme di social networking decentralizzato sono in gran parte monopolizzate da utenti piuttosto precisi:

  • addetti ai lavori che promuovono specifici progetti;
  • conigliette di Playboy che promuovono le loro nudità in NFT;
  • presunti artisti, quasi sempre mediocri, che promuovono le loro immagini digitali;
  • più di rado, esercenti che promuovono i loro prodotti e servizi anche su queste piattaforme.

In altre parole, il mondo crypto social tende per ora ad essere una nicchia, con effetto network timidamente crescente, ma comunque basso.

Per quel che mi riguarda, la soluzione almeno momentanea a questo problema è la stessa che si dovrebbe applicare ai soggetti anziani, per ovvie ragioni a digiuno di tecnologia: un tutor dedicato, cioè una figura di collegamento.

Ecco dunque l'importanza di divulgare, sempre e con forza.

Breve Storia del M5S ad Oggi

Il Movimento Cinque Stelle, dalla sua nascita ad oggi, attraversa quattro fasi ben distinte e facilmente individuabili, che vedono come spartiacque le ultime tre elezioni nazionali: 2013, 2018 e 2022.

Prima fase: il Grillo Parlante

Fino al 2013, il movimento si caratterizza innegabilmente come appendice del blog di Beppe Grillo, vero e proprio testimonial unico in grado di trasmettere, attraverso lo strumento relativamente recente della rete internet, una crescente ondata di indignazione verso la politica nazionale della cosiddetta Seconda Repubblica. In questa fase, mediata dal diffondersi di gruppi locali detti "meetup", il movimento conquista numerosi aderenti di prestigio, tra cui artisti, intellettuali e scienziati, uniti dalla condivisione di campagne significative.

In questa specifica fase, la cui componente politica non arriva a svolgere alcuna specifica funzione parlamentare, il "grillismo" si caratterizza come ondata di protesta certamente autonoma, ma in qualche modo affine a quella che fu l'entrata in politica di Antonio Di Pietro, eroe dell'inchiesta Mani Pulite, che evidentemente non era riuscita a cancellare la corruzione in Italia, ma per certi versi l'aveva rilanciata con la stagione del berlusconismo e delle sue derivate.

La fase parlamentare anti-tutto

Nel 2013, il movimento entra prepotentemente in Parlamento grazie ad un improvviso e inaspettato consenso di circa il 25% dei votanti, risultato storico, che gli permette di diventare primo partito nazionale. Tuttavia, un certo inasprimento della componente populista del leader Beppe Grillo, sempre più arroccato su posizioni "puriste" e avverse a qualsiasi forma di alleanza di governo, rende questa vittoria un puro risultato parlamentare, che, invece di avvicinare il movimento alla politica reale, tende invece ad accentuare la componente di protesta fine a sé stessa.

Da un punto di vista strettamente elettorale, questa componente risulta funzionale ad un ulteriore aumento di consenso, che tuttavia rende il movimento una sostanziale incognita dal punto di vista ideologico. In esso convivono infatti istanze opposte: una sinistra delusa dall'esistente e una destra autoritaria e giustizialista, un versante moderato amante delle nuove tecnologie e uno complottista e antiscientifico, una parte avversa all'Europa e una favorevole, una parte anticapitalista e una liberista, e via discorrendo.

Il secondo successo e la crisi

Con le elezioni del 2018, paradossalmente, l'ulteriore aumento del consenso a circa il 32% delle preferenze obbliga il movimento a studiare una qualche forma di compromesso, essendo ormai impossibile astenersi dalla partecipazione attiva al governo del paese. Esattamente questa fase, ben rappresentata dai due mandati di Giuseppe Conte alla presidenza del consiglio, segna una profonda crisi, ovvero comunque una drastica ridefinizione interna, che si esplica in ripetuti dibattiti con numerose epurazioni. Con l'avvento della grande pandemia del 2020, il governo Conte Bis si trova a fronteggiare una notevole spaccatura interna, che si traduce nella fuoriuscita di molti esponenti, come Paragone e Cunial, ossia le componenti più estreme, antieuropeiste e antiscientiste.

Questa "convergenza a Conte" come nuovo leader, però, segna una svolta importante. Il movimento, ormai emancipata dal puro "grillismo", diventa partito di governo, forte della concretezza e attendibilità di Giuseppe Conte.

La fase attuale

La quarta e attuale fase del movimento è certamente segnata, con le improvvise elezioni del settembre 2022, da un fatto degno di nota: il Movimento Cinque Stelle, dato praticamente per scomparso per effetto delle citate defezioni, sotto la guida del nuovo leader Giuseppe Conte riesce invece a mantenere un ottimo 15%, diventando, specie in virtù della difesa di misure quali il reddito di cittadinanza, nonché di una forte componente pacifista nella recente crisi tra Russia e Ucraina, la sostanziale unica forza politica "socialprogressista" in Italia.

Oggi mi sono Iscritto al Movimento Cinque Stelle

Oggi mi sono iscritto al Movimento Cinque Stelle.

Prima di spiegare il perché di questa mia scelta, credo sia giusto fare una premessa, unita a un riassunto della storia di questo particolare soggetto politico.

Il M5S, almeno per me, costituisce fino al 2013 un fenomeno essenzialmente culturale e "di rottura" legato soprattutto alla rete e al crescente influsso dei blog indipendenti, che grazie al "testimonial" Beppe Grillo conquista un vastissimo pubblico, coinvolgendo nel contempo intellettuali, professionisti e artisti di grande pregio.

Ora, ciascuno di noi può avere il suo personale giudizio su Grillo e i suoi comportamenti (specie recenti). Personalmente distinguo le cose: ho sempre amato il Grillo attore e istrione, per il fatto banale e spicciolo che è sempre stato un innegabile ed efficace talento comico, con un retrogusto "civile" non da sottovalutare; tuttavia non l'ho mai apprezzato nelle sue affermazioni politiche spicciole, animate certamente da un'indignazione condivisibile, ma quasi sempre legate a slogan inconsistenti, eccessivi, e in ultima istanza anche un tantino autarchici e giocati sul puro sfogo viscerale (basti pensare alla volontà di raggiungere il cento percento dei consensi prima di governare, ai vaffa days e alle affini iniziative promosse dal movimento dopo il grandioso risultato delle elezioni nazionali del 2013).

Oltre a questo, credo che le sue vicende personali lo abbiano in qualche modo reso inadatto a rappresentare un partito libertario come appunto vorrebbe essere il M5S.

Il vero "problema" che però ho sempre avuto col movimento nella sua dimensione politico reale è sempre stato la presenza di un'ideologia confusa, caotica, tenuta insieme dal collante spesso goffo e incoerente del "personaggio" Grillo nei suoi comizi sempre più simili a sproloqui teatrali.

Dal 2013 al 2018, ossia durante la fase della più grande crescita elettorale del movimento, il Parlamento viene letteralmente invaso da una quantità inverosimili di suoi rappresentanti che, oltre a non avere spesso alcuna esperienza politica, non ne porgevano alcuna neppure dal punto di vista professionale.

Questa dinamica ha evidenziato, nelle fasi successive, la necessità di una depurazione interna che alla fine è effettivamente avvenuta durante quella che a buon titolo possiamo considerare l'era di Giuseppe Conte.

Esattamente in questa fase tutte le correnti "anti-qualcosa" sono state (a mio avviso positivamente) abbandonate, scaricando senza tante mezze misure tutti i Paragone (anti-europeismo) e le Cunial (anti-scientismo) di turno, ossia tutto ciò che faceva del movimento un'accozzaglia di eterogenee teorie del complotto.

Alle elezioni del 2022 il M5S era dato per scomparso, o ridotto a un 4-6 percento di consensi, dopo i fasti del quinquennio precedente. In realtà questa disfatta non solo non si è consumata, ma addirittura ha avuto modo di trasformarsi in una vera e propria vittoria del nuovo Movimento Cinque Stelle. Un partito certamente rettificato nei numeri percentuali, ma finalmente rappresentato da un leader credibile, pulito, che durante il periodo della grande pandemia planetaria si è distinto per il suo stile concreto, vicino alla gente, empatico, eppure capace di dialogo ed equilibrio all'interno di un dibattito parlamentare assolutamente politico.

In estrema sintesi, oggi il M5S è l'unico partito che col suo abbondante 15% di consensi rappresenta in Italia una voce alternativa e socialprogressista, ma nel contempo esistente e riconosciuta, a fronte di una sinistra invischiata in estremismi primonovecenteschi ormai "relegati all'uno virgola qualcosa", e, dal lato opposto (sia per numeri che per atteggiamento) la cricca di potere del Partito Democratico e dei suoi interessi radical-chic.

In altre parole, il M5S è la sola alternativa all'esistente, visto che tutto il resto o è banalmente una perfetta riproduzione dell'esistente con altri nomi e simboli, oppure una manica di radi e disorganizzati estremisti la cui unica prospettiva politica consiste nello sventolare la propria bandierina rossa in una piazza semivuota.


Per commenti sono sempre raggiungibile via mail: albertin@tuta.io

Fenomenologia e Censura

L'opinione più diffusa circa la funzione e importanza di un "garante" che, evidentemente dall'alto di un suo potere, possa vigilare su una qualsivoglia dinamica collettiva, è sempre la stessa: esistono soggetti deboli che, da soli, in specifiche circostanze, non possono difendersi dalla controparte più forte.

Ora, senza tanti giri di parole, da subito pongo il mio fermo disaccordo con tale narrazione, in quanto la ritengo quasi sempre o manifestazione di una palese malafede, o al più espressione di un puro auspicio, magari anche encomiabile, ma di grana astratta, ingenua e avulsa dalla fenomenologia spicciola dell'esperienza di chiunque abbia un minimo di vita alle spalle.

Posto che ormai anche i sassi sanno quanto la giustizia e i cosiddetti diritti siano ormai merci vere e proprie, destinate a chi se le può permettere, vale un altro interrogativo, che io ritengo ancora più totalizzante: Con che oggettiva attendibilità viene consegnato a TIzio il potere di zittire Caio, permettendo a Sempronio di parlare?

Non starò qui a elencare il curriculum degli ultimi ministri dell'istruzione in Italia, visto che giocherei troppo facile, finendo per parlare di perfetti incompetenti che di fatto gestivano le sorti di gente con due o tre lauree. Similmente, non parlerò di nostri presidenti del consiglio che andavano in giro per il mondo a dimostrare quanto male conoscevano la lingua inglese.

Venendo da una scuola di pensiero che intende il discorso come argomentazione lucida e scientifica, che come tale contiene in sé stessa la sua integrata giustificazione, come posso anche solo per un attimo tollerare la presenza attiva di un terzo incomodo, per giunta quasi sempre privo di qualifica, che mi dica quello che devo o non devo dire?

Qui non si tratta di difendere il più debole. La difesa del debole è un alibi bello e buono, visto che dei deboli, a chi gestisce il potere, frega molto poco. Al contrario, il debole che viene costantemente difeso "alla maniera dell'inquisitore di turno", sulla base di logiche peraltro tutte da vagliare, paradossalmente diventa ancora più debole, in quanto perde la facoltà di apprendere la strumentazione minima per una sua autonoma difesa.

In un mondo comunicativo veramente libero, che succederebbe se qualcuno pronunciasse pubblicamente qualcosa di oggettivamente sconveniente, fastidioso, antisociale, turpe, osceno, immondo o palesemente idiota? Semplice: quel qualcuno, col tempo, non verrebbe più ascoltato, almeno dagli offesi di turno che andremmo ragionevolmente a supporre numerosi. Punto, fine, stop. Una dinamica del tutto banale che qualsiasi persona può notare nel mondo reale fatto di relazioni reali.

La mia tesi è quindi speculare. Quando il giudizio viene affidato a una parte terza e moderatrice, questa regolazione automatica appena descritta verrà artificialmente falsata, disinnescata a favore di una dittatura monodirezionale diretta da chissà chi, da dietro le quinte.

Ecco perché io ritengo che qualsiasi espressione intellettuale debba essere veicolata da mezzi il più possibile avulsi da censure, per non dire addirittura privi di regole espresse in termini contenutistici.

A proposito di regole, mi si potrà dire che in qualsiasi "luogo" l'assenza delle stesse sia sinonimo oggettivo di caos e assenza di senso. Qui il problema si fa sottile, in quanto sussiste una differenza sostanziale da evidenziare.

Tutti noi siamo cittadini all'interno, che so, di un territorio comunale, dove tutti noi usufruiamo di un unico spazio da dividere, ovvero obbligatoriamente condividere. Nella sua unicità, lo spazio in questione non permette una scelta. Su quelle strade noi tutti siamo costretti a passare, che sia per andare a prendere il pane o recarci a un colloquio di lavoro.

Nel web la situazione non è la stessa, in quanto ciascuno può scegliere se ascoltare, ovvero seguire, la singola voce, oppure rigettarla relegandola nel proprio dimenticatoio personale.

Il caos, quello vero, è invece esattamente la conseguenza del frastuono prodotto dai censori per evitare che il popolo comune possa ascoltare e giudicare da sé.

L'idea di una moderazione che vada più genericamente a tutelare, per così dire, il buon vivere del singolo iscritto, della serie "qui sono al riparo da qualsiasi dissonanza immaginabile rispetto al mio modo di pensare", a me pare una palese copertura di ben altro. Ricadiamo cioè in quella stessa retorica a cui alludevo all'inizio, ossia quella della difesa di una debolezza che alla fine risulterà ancora più indebolita.

Da cui l'assunto...

Nessuna piattaforma basata sul totale arbitrio dell'autore circa la forma e sostanza dei suoi contenuti potrà mai, nel web, essere dannosa per chiunque sia capace di intendere e volere.

Web e Identità

La recente acquisizione di Twitter da parte della compagine industriale targata Elon Musk, ovvero i numerosi intendimenti o proclami del bizzarro imprenditore statunitense, hanno fatto affiorare la questione degli account verificati, resi iconicamente celebri dagli ormai onnipresenti simboli "spunta blu" che ormai vediamo ovunque come gli FNORD di discordiana memoria. (Ok, questa è forse troppo raffinata e non pretendo che la capiate.)

A parte la componente indubbiamente memetica e propagandistica, tipica delle azioni di marketing del lunatico ma furbissimo Musk, c'è da dire che non si tratta di una questione da poco.

Qualcuno dirà, non senza una buona dose di ragionevolezza, che gli account verificati hanno senso per brand e testimonial universalmente riconosciuti, e dunque puntualmente contraffatti per scopi più o meno truffaldini. Ebbene, questo è vero, anzi verissimo, dato che ciascuno di noi credo si sia imbattuto in spot dove Jovanotti o Bezos snocciolano alla plebe il segreto per guadagnare cento dollari al secondo. Ma a mio avviso c'è di più, e la verifica di un account ha senso anche per l'utente medio.

Come esperto e fautore entusiasta delle crypto monete dovrei essere un fanatico della privacy, e vi assicuro che lo sono. Ma la privacy non ha secondo me alcun rapporto, tranne in casi del tutto specifici, con l'identità. Al contrario, credo che la questione di una vera e propria ecologia dell'identità nel web costituisca un tema a dir poco cruciale, trattato sempre in modalità puramente tecniche, e quasi mai comportamentali e strategiche.

Il primissimo web era fatto solo di pseudonimi, ovvero nickname. La cosa aveva senso, in quanto l'utenza era talmente minimale, ovvero costituita praticamente solo da una stretta cerchia di informatici, che la capitalizzazione identitaria avveniva comunque.

Oggi come oggi, ossia in una situazione di web massificato, la proliferazione di pseudonimi produce una paradossale assenza di concorrenza reale. Quelli che potrei chiamare "atomi identitari" sono talmente numerosi che non è possibile seguirli dando loro un senso in assenza di verifica identitaria. Usando una metafora finanziaria, non c'è più il collaterale aureo, e questo porta a un fenomeno detto inflazione, ossia svalutazione di una cartamoneta prodotta in dosi eccessive.

Verificare un account significa agganciarlo a un collaterale nel mondo reale.

La questione della privacy è ben diversa, e ci sono strumenti assolutamente efficaci per trattarla altrove rispetto al problema dell'identità verificata.

Logbook 14 Novembre 2022

Mattina. Caffè, gatta Nora, chat con playmate neozelandese crypto entusiasta - nonché utente DESO-Diamond - che apprezza il mio desiderio di sviluppare una videoistallazione dedicata a La Monte Young.

Desiderio di migrazione, fuga, trasferta (intendiamoci, non in Nuova Zelanda). In generale, voglia di esplorare una qualche filosofia o movimento tiny home based...

Ore 7.48 - Autocitazione del giorno

Il mio amore per le cryptomonete non nasce da chissà quale desiderio di investimento, cosa che a mio avviso andrebbe a mimare, banalmente, qualsiasi altra fenomenologia da mercato azionario o affine. No, io amo le crypti esattamente per la mia naturale vocazione creativa all'innovazione, alla buona rivoluzione tecnologica, alle cose diverse dal solito.

Dai sempre uno sguardo ai miei siti...

Web2

Web3

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La sketchnote del tutto casuale di oggi. Foglietto volante e nulla più.

Altri contenuti di oggi

Korla Pandit, icona della cultura musicale "exotica" degli anni Cinquanta. Questo album mi piace un sacco.

Quello che dovrebbe essere l'uso effettivo della tecnologia decentralizzata applicata al social networking. Ne parlo in questo post su Diamond, dove esprimo una mia idea.

Logbook 13 Novembre 2022

Bandcamp (dopo tanto)

Oggi sono tornato su Bandcamp, ottimo luogo per trovare buona musica indipendente. Un progetto che mi piace molto è questo Monochrome Echo. Da usare come colonna sonora. Non chiedetemi per cosa.

Visual thinking

Ho dedicato un momento Twitter alla cosa. Oltre a questo, mi è sembrato giusto parlare di sketchnote non politicamente corrette nel mio blog su Vivaldi Community.

Il consiglio a me stesso

Prenditi un luogo ed esploralo fino in fondo, ripetendo l'esplorazione più e più volte. Il principio è sempre lo stesso: limitare il campo per massimizzare la creatività. Una creatività che deve essere imposta, ovvero autoimposta.

Today image

Su Musk, Twitter e Web3

A parte qualche artista effettivamente notevole, nonché un pugno di esperti produttori digitali che hanno costruito appetibili progetti attorno ad attori come Bill Murray e affini, il mondo degli NFT è oggi fenomenologicamente popolato sostanzialmente da due generi di utenti: ex conigliette di Playboy che tra una chat a pagamento e una sponsorizzazione di cosmetici coniano qualche loro posa glamour e tentano di venderla a un centinaio di dollari, oppure oceani di sedicenti artisti digitali che, non avendo la carrozzeria delle sopraccitate, tentano di fare lo stesso con discutibili pezzi prodotti tramite intelligenza artificiale a gratis.

Tra questi due estremi c'è evidentemente una gamma infinita di sfumature, ma la sostanza resta questa: spogliarelliste e sfigati. (Arrivo a supporre che le prime intendano rivolgere la loro offerta ai secondi.)

Intendiamoci. Non ho nulla contro le conigliette da centerfold di rivista per soli uomini. Mi capita pure spesso di chattare (non a pagamento) con la neozelandese Jaylene Cook, ragazza simpatica e intelligente quanto basta, che secondo me ha tutto il diritto di monetizzare il suo corpo vellutato. Ma credo che ci sia ben altro da esplorare.

Troppe cose da vendere, troppo poche da dire! La sintesi di questo nostro presente potrebbe essere questa. Lo sviluppo tecnologico viene sempre banalizzato da un'utenza forse troppo generalizzata.

Basti pensare alla recente acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. A fronte di un passivo ormai dilagante, il suo primo passo è stato puntare sugli abbonamenti alla bellezza di otto dollari mensili, con l'evidente intento di scremare anche solo numericamente l'utenza oltre che di fare cassa.

Per quanto mi riguarda, io penso che ormai da troppo tempo il cosiddetto Web2 sia teatro di un eccesso di informazione che finisce per essere a somma zero. Il Web3, che non ha a che vedere né con Twitter né con Musk, nasce sulle macerie di questo caos, e tende a trovare le sue strade per tentativi.

NFT e Valore

Una delle più discusse questioni del momento riguarda gli NFT e le ragioni che possono sancire il valore più o meno intrinseco.

Un fatto di bellezza oggettiva il cui possesso giustifica un prezzo d'acquisto? Oppure un costrutto articolato dove l'interfaccia multimediale, per quanto affascinante, nasconde qualcosa di ulteriore, aggiuntivo e irrinunciabile nella determinazione di un certo appetito del mercato?

La risposta è secondo me la seguente: dipende. Innanzitutto bisogna partire dalla definizione e identità precisa dei non fungible token.

Un NFT è un asset digitale in tiratura univoca, o limitata, che si presenta sotto forma di file multimediale registrato in blockchain.

L'aspetto multimediale, paradossalmente, è secondario, ovvero somiglia molto al rapporto tra la copertina di un libro e il libro stesso. Possiamo certamente adorare l'illustrazione di quel classico libro della collana Urania, illustrato dalla mano ispirata del pittore di culto Karel Thole, ma evidentemente il valore di quel prodotto può stare solo in due fattispecie: nel suo contenuto libresco, o nel possesso della sua versione fisica. Al limite, indipendentemente dal libro, potrebbe avere senso, e molto, possedere l'originale ad olio su tela del quadro di Karel Thole utilizzato per la copertina. Ma è evidente che parliamo di valori molto diversi tra loro, laddove la pura contemplazione estetica ha un ruolo relativo.

Un NFT, nello specifico, può avere valore sulla base di ciò che nasconde, o dei diritti connessi tecnicamente al suo possesso.

Paradossale, certo. Ma di fatto è così. La parte artistica può indubbiamente veicolare un valore aggiuntivo. Ma tale valore deve accompagnarsi ad un parallelo e più determinante valore connesso alla non fungibilità.

Questa ambiguità tra estetica, segreto e funzione apre scenari incredibili, anche se, appunto, molto articolati. Tuttavia è secondo me necessario riflettere a fondo sul valore aggiunto effettivo della forma NFT.

Perché, tanto per fare un esempio al di fuori dell'arte, dovrei preferire un biglietto vacanze o una tessera di club NFT a un banale pezzo di carta, o a una prenotazione online del tutto classica?

La risposta è a mio avviso lungo due binari strettamente connessi: la decentralizzazione e la trasferibilità diretta. Un qualsiasi NFT può essere scambiato, o automaticamente attraverso portali dedicati (OpenSea, tanto per citarne uno), oppure direttamente attraverso libera contrattazione over the counter tra individui. Dalla sua parte ha il valore della comodità associata alla totale libertà e trasparenza trust less tipica della rivoluzione delle cryptovalute.

Ecco dunque snocciolata la vera e sola teoria del valore degli asset non fungibili in blockchain.

Un domani che è già oggi gli NFT potranno sostituire il denaro, essere presentati come tessere di riconoscimento, certificare identità, sbloccare funzioni in un sistema, costruire economie circolari, creare e sviluppare comunità, promuovere eventi e socializzazione.

Ciò che già chiamiamo Web3 sarà certamente il regno del digitale decentralizzato non fungibile.

Nuove Piattaforme

Questa è sostanzialmente una nuova piattaforma nella quale intendo scrivere il mio ennesimo blog. Da grande fanatico della decentralizzazione, dovendo fare un blog, al contrario, nel famigerato Web2, ho deciso almeno di tenerlo specifico a livello stilistico e contenutistico.

Come? Non ne ho la più pallida idea...

Se qualcuno intende darmi una mano può farlo inviandomi una fantastica mail. Potete farlo utilizzando questo indirizzo.

filippoalbertin@gmail.com

Mi trovate poi in moltissimi "altrove" della grande rete. Ne cito solo alcuni, i più sensati e partecipati.

http://creativephil.vivaldi.net - Questo specifico, a proposito di Web2, è il mio ultimo blog classicamente inteso. Iniziato come un luogo dove discorrere di tematiche legate a internet e alla tecnologia (non per niente è ospitato dalla community di Vivaldi, eccezionale browser che uso quotidianamente), ha poi assunto la morfologia di semplice alternativa al mio scrivere decentralizzato, ossia in spazi mediati dalla blockchain (che secondo me sono la vera e grande rivoluzione).

In materia di Web2, ci sarebbe da citare anche Twitter... Ma si tratta di una sorta di "must", per certi versi indipendente dalle impostazioni, come dire, ideologiche.

Nei prossimi post inizierò a scrivere sul serio.